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Ipotesi minime di lavoro per il Comitato |
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Scritto da Renzo Craighero
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Lunedì 26 Settembre 2011 14:28 |
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IPOTESI “MINIME” DI LAVORO PER IL COMITATO
L’attuale fase, come ci ricorda Roberto Buonamici, è complicata e poco favorevole ad un rilancio in grande stile delle iniziative e delle lotte per l’alternativa energetica e per un diverso modello di sviluppo. Troppi sono i problemi che si accavallano e ci investono, rendendo sempre più difficoltosa la vita quotidiana sul piano sociale e economico e proiettando prospettive sempre più incerte sul futuro.
La crisi che, per certi versi, potrebbe essere colta come grande occasione per rivedere i nostri processi di produzione e consumo e i nostri stili di vita, in realtà condiziona negativamente i progetti e le politiche degli enti locali e, nel contempo, si riflette sulle aspirazioni e sulle motivazioni delle persone, assorbendone l’attenzione nella difesa dei diritti essenziali e dei beni primari.
In questa situazione la domanda che ci dobbiamo porre, come Comitato, è se e in quale misura possiamo permetterci di “volare alto” o se, e come, dobbiamo cercare di difendere spazi già conquistati sul piano normativo (ma ancora non resi cogenti) o, nella stessa direzione, controllare che le amministrazioni locali (il Comune di Bologna in particolare) diano applicazione agli impegni assunti in fase elettorale dalle forze politiche al governo della città.
Leggendo le “Linee programmatiche di mandato 2011 – 2016” della coalizione di centro sinistra di Bologna, relativamente alle questioni energetiche e ambientali (v. il testo pubblicato nel sito del Comitato www.energiademocraziabologna.orgnella sezione “documenti di altri”) colpisce positivamente lo spazio riservato ai temi della mobilità e del territorio. E tuttavia buona parte delle numerose azioni descritte (molte delle quali condivisibili) mancano di una traduzione sul piano quantitativo e temporale.
Dato che troppo di frequente abbiamo assistito alla divaricazione fra le dichiarazioni e promesse fatte (dai politici e dagli amministratori) e gli interventi realmente avviati e conclusi, non sarebbe inopportuno, da parte nostra, selezionare alcune azioni indicate come prioritarie nelle Linee del programma per Bologna e tallonare su queste il Comune. I temi di possibile interesse non mancano: si va dal tema della mobilità (in tutte le sue componenti), al tema del consumo di territorio, al tema del risparmio energetico e della riqualificazione energetica, al tema della gestione dei rifiuti, al tema della politica di governo dei beni pubblici etc.
L’ipotesi di lavoro che abbozzo è dunque questa:
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documentarci su quanto a livello comunale si prevede come indirizzi o è già regolamentato in materia energetica e ambientale (attraverso leggi, piani, programmi etc.);
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selezionare alcuni (pochi) assi di lavoro e dar loro la priorità desiderata (chiarendoci sul criterio da adottare);
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coordinarci con i soggetti sociali attivi sul tema preso in carico;
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aprire tavoli di confronto con l’amministrazione e le forze politiche di maggioranza per la realizzazione degli impegni assunti.
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1987 L'ITALIA DICE NO AL NUCLEARE |
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Scritto da Comitato Energia e Democrazia
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Sabato 23 Ottobre 2010 12:58 |
NO NUCLEARE, SI PARTY
Lunedì 8 novembre 2010 dalle 18 alle 20 il comitato “Energia e Democrazia – NO al Nucleare” di Bologna ti invita in Piazza Re Enzo ad un brindisi antinucleare.
Scalderà il clima la favolosa Banda Roncati.

81- 80 - 72
Non è un terno al lotto o una combinazione vincente ma il valore arrotondato delle percentuali di consenso raccolte da ognuno dei tre quesiti nel referendum antinucleare del 1987
dunque avevamo VINTO....
L’8 e il 9 novembre di quell’anno 20 milioni di italiani avevano detto chiaramente no alla costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese
La vittoria, a un anno dalla tragedia di Chernobyl, era il frutto di quella ampia mobilitazione sociale che aveva saputo coniugare le rivolte delle popolazioni direttamente coinvolte con istanze più generali di sicurezza e tutela dell’ambiente.
L’attuale Governo ha deciso il ritorno al nucleare
e per raggiungere questo obiettivo ha varato leggi che di fatto limitano i poteri delle Regioni in materia energetica, militarizzano i territori interessati nella costruzione delle centrali, mortificano i residui meccanismi di democrazia esistenti nel nostro Paese.
23 anni dopo è necessario ripartire
perché le condizioni che allora avevano portato alla cessazione dell’attività delle centrali nucleari non sono mutate
o resta irrisolto il problema delle scorie, radioattive per migliaia di anni;
o l’uranio deve essere importato dall’estero e in pochi decenni si esaurirà;
o il nucleare non è esente da incidenti;
o il nucleare è molto costoso e richiede sostanziosi finanziamenti pubblici;
o non si abbasserà il costo della bolletta elettrica etc.
perché oggi, a differenza di allora, abbiamo la risposta al nostro attuale e futuro fabbisogno energetico: la produzione di energia da fonti rinnovabili
PREPARIAMOCI A QUESTA NUOVA SFIDA ...
... MA INTANTO FESTEGGIAMO L’ANNIVERSARIO DI QUELLA VITTORIA!!!
Sarà possibile firmare per la proposta di legge “Si alle rinnovabili, No al nucleare
STOP AL NUCLEARE, AVANTI CON LE ENERGIE RINNOVABILI
Per adesioni:
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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Ottobre 2010 10:05 |
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PROPOSTE PER UNA RIPRESA DEL LAVORO |
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Scritto da roberto buonamici
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Venerdì 23 Settembre 2011 14:23 |
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Proposta di lavoro per il Comitato Energia e Democrazia
(Roberto Buonamici – 20/09/2011)
Credo che il terreno più convincente e più coinvolgente di lavoro che possa oggi proporre il Comitato riguardi la costruzione di un nuovo Piano Energetico, in sintonia con il risultato referendario, ma anche nell’ottica di una situazione economica e sociale ormai drammatica per quanto riguarda il lavoro e la finanza pubblica..
Ciò vale a livello nazionale, ma anche ai vari livelli locali.
Per quanto ci riguarda quindi dovremmo impegnarci a seguire il livello nazionale ed a gestire invece direttamente il livello provinciale/metropolitano/comunale.
Per quanto riguarda quest’ultimo livello si potrebbe lanciare una campagna specifica centrata sul tema della costruzione di un Nuovo Piano Energetico Metropolitano per Bologna, che si confronti con il quadro regionale e che assuma come premessa i seguenti punti:
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la sintonia con le indicazioni emerse dal referendum, in termini di assoluta priorità alle tematiche del risparmio/efficienza energetica e di valorizzazione delle risorse locali, nell’ottica quindi di conseguire in prospettiva un’autonomia energetica territoriale;
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la situazione della finanza locale richiede di affrontare anche le politiche energetiche in termini adeguati ed innovativi; la valorizzazione degli elementi di partecipazione attiva dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, ecc diviene per certi versi la principale risorsa da attivare, sia sul piano economico, che dei comportamenti e degli stili di vita. Ciò implica peraltro la realizzazione di percorsi innovativi in primo luogo nella fase di costruzione del Nuovo Piano Energetico, l’abbinamento Energia e Democrazia, Energia e Partecipazione divengono presupposti essenziali della realizzazione del Piano;
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la questione del rapporto tra lavoro ed energia deve essere l’altro asse della costruzione del Nuovo Piano Energetico Metropolitano. Ciò può essere realizzato definendo le implicazioni sul piano del lavoro delle diverse soluzioni energetiche e privilegiando quelle in grado di offrire nell’immediato e in prospettiva la massima efficacia tra efficienza energetica ed occupazione.
Se queste sono le premesse dalle quali partire un Piano di lavoro del Comitato dovrebbe definire le tappe per sostenere una campagna di questo tipo, in primo luogo attivando i rapporti con i soggetti che dovrebbero essere partecipi attivi di questo percorso, in particolare le organizzazioni sindacali, le strutture tecniche ed economiche potenzialmente interessate, le associazioni ed i cittadini.
Si potrebbe in sostanza prevedere una campagna basata su una proposta di questo tipo e sulla realizzazione di alcune iniziative che ne precisino i contenuti, cercando anche di indicare un modello di partecipazione.
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Scritto da Comitato Energia e Democrazia
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Sabato 15 Maggio 2010 21:59 |
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Energia e Democrazia
NO al nucleare
Siamo nel pieno di una crisi ambientale ed economico-sociale senza precedenti e le questioni energetiche ne sono uno degli aspetti fondamentali: la via d’uscita per noi consiste nel combinare le scelte energetiche a quelle di uno sviluppo più giusto, agendo allo stesso tempo su riduzione di sprechi, sviluppo di fonti rinnovabili, migliore programmazione del territorio e occupazione.
Il governo Berlusconi, senza alcuna elaborazione di un Piano Energetico Nazionale, costringe invece il nostro Paese a rientrare nel tunnel nucleare, dopo che il popolo italiano aveva deciso di uscirne con il referendum del 1987.
Questa scelta scellerata avviene per di più tramite un decreto che prevede almeno 4 nuove centrali, la imposizione delle localizzazioni se le amministrazioni locali faranno resistenza, e la militarizzazione delle aree prescelte. Non a caso 13 Regioni, fra cui l’Emilia Romagna, si sono già mosse, facendo ricorso alla Corte Costituzionale per difendere le loro prerogative e le loro competenze.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Giugno 2010 14:05 |
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