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Scritto da Comitato Energia e Democrazia   
Sabato 15 Maggio 2010 21:59

Energia e Democrazia

NO al nucleare

 

Siamo nel pieno di una crisi ambientale ed economico-sociale senza precedenti e le questioni energetiche ne sono uno degli aspetti fondamentali: la via d’uscita per noi consiste nel combinare le scelte energetiche a quelle di uno sviluppo più giusto, agendo allo stesso tempo su riduzione di sprechi, sviluppo di fonti rinnovabili, migliore programmazione del territorio e occupazione.

Il governo Berlusconi, senza alcuna elaborazione di un Piano Energetico Nazionale, costringe invece il nostro Paese a rientrare nel tunnel nucleare, dopo che il popolo italiano aveva deciso di uscirne con il referendum del 1987.

Questa scelta scellerata avviene per di più tramite un decreto che prevede almeno 4 nuove centrali, la imposizione delle localizzazioni se le amministrazioni locali faranno resistenza, e la militarizzazione delle aree prescelte. Non a caso 13 Regioni, fra cui l’Emilia Romagna, si sono già mosse, facendo ricorso alla Corte Costituzionale per difendere le loro prerogative e le loro competenze.

 

 


 

Ad oltre vent’anni dal referendum, le ragioni del no al nucleare rimangono tutte sostanzialmente valide:

  • l’energia nucleare può essere utilizzata solo per produrre energia elettrica; le 4 centrali previste fornirebbero non più del 5-6% del totale delle fonti energetiche consumate in Italia;

  • il nucleare, tenendo conto dell’intera filiera, non riduce significativamente, come sostenuto, le emissioni di CO2 e in ogni caso non consente di raggiungere nel 2020 gli obiettivi, già di per sé insufficienti, posti dall’Unione Europea (i famosi e tassativi 20-20-20)

  • le centrali previste non appartengono al cosiddetto nucleare “sicuro” e “pulito” di IV generazione (ancora tutta da sperimentare); resta irrisolto il problema di come gestire e neutralizzare le scorie radioattive per migliaia di anni;

  • il nucleare non ci libera dalla dipendenza dall'estero, anzi ci rende dipendenti da una tecnologia tutta importata e dall’uranio, fonte a sua volta esauribile con un prezzo che sta salendo più rapidamente di quello del petrolio, mentre il costo dell’elettricità prodotta con fonti rinnovabili continua a diminuire;

  • le incertezze in fase di costruzione rendono non definibile il costo del nucleare, tanto che in tutti i Paesi sono determinanti garanzie e sovvenzioni statali che rischiano di portare fuori controllo l’indebitamento dello Stato (si stima che la sola sistemazione delle scorie inciderà per non meno di 4 miliardi di euro sulle nostre bollette elettriche, mentre rimane da valutare il costo di smantellamento delle centrali);

  • le ricadute industriali e occupazionali della costruzione di centrali su licenza estera sarebbero assai modeste e comunque circoscritte alle parti meno tecnologicamente avanzate;

  • il nucleare civile apre la prospettiva di un suo uso a fini militari, come dimostrano i ricorrenti casi di proliferazione, e in ogni caso permane il rischio di incidenti catastrofici, come Cernobyl, e di attacchi terroristici.

 

Un’alternativa alle attuali fonti fossili è assolutamente necessaria ed urgente, ma va ricercata in tutt’altra direzione rispetto alla falsa alternativa del nucleare (non a caso sostenuta dalle grandi lobbies economiche e finanziarie).

Se si guarda ai bisogni delle persone e agli interessi generali del Paese, la soluzione deve venire dall’adozione di un nuovo piano energetico, finalizzato in primo luogo ad una riduzione dei consumi per unità di prodotto, basato perciò su massicci investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili (solare in primis), con una coerente programmazione tra soluzioni energetiche e strategie di riconversione industriale, pianificazione territoriale e mobilità. Un piano che va costruito non sull’interesse di pochi ma a vantaggio dei lavoratori e dei cittadini, facendo leva sull’attivazione delle comunità locali in sintonia con le istituzioni, per la predisposizione di piani territoriali per l’autonomia energetica, sulla scorta delle esperienze più avanzate già in atto a livello di città e comprensori.

Siamo convinti che questa prospettiva sia non solo necessaria, ma possibile. Le centrali nucleari, con ciò che si portano dietro (dalla gestione dei rifiuti radioattivi alle problematiche di smantellamento, dal rischio di incidenti catastrofici a quello della proliferazione e di attentati), sono in ogni caso una “soluzione che moltiplica i problemi”, mentre efficienza energetica, energie rinnovabili, gestione integrata energia-territorio hanno effetti positivi allo stesso tempo su ambiente, occupazione e qualità della vita, sono quindi “soluzioni che riducono i problemi”.

 

Per questo costituiamo il Comitato di Bologna “Energia e DemocraziaNO al nuclearee chiediamo l’adesione di cittadini, associazioni, forze politiche e sindacali per realizzare un nuovo, grande schieramento civile e culturale, simile a quello che portò alla vittoria nel referendum contro il nucleare.

Vogliamo costruire un fronte ampio, inclusivo, ricco di apporti e di soggettività, in grado di collegarsi e interagire con i movimenti e le lotte sociali in corso (dalla difesa dei posti di lavoro alla difesa della democrazia, dalla lotta contro le privatizzazioni alla difesa dei beni comuni).

 

Con la nostra mobilitazione vogliamo innanzitutto contribuire a impedire la costruzione delle centrali nucleari e a realizzare un Piano Energetico alternativo. A livello territoriale, vogliamo indurre le istituzioni locali ad adottare concretamente e con decisione quelle scelte di politica energetica che si presentano inderogabili per tutelare l’ambiente e realizzare uno sviluppo equilibrato e un benessere di qualità. Per un mondo più giusto, più vivibile e pacifico.

 

Bologna , 26 aprile 2010

 

PROMUOVONO QUESTO APPELLO: Vincenzo Balzani, Giovanna Balzoni, Gabriele Bollini, Filippo Boriani, Roberto Buonamici, Sergio Caserta, Renzo Craighero, Liana D’Alfonso, Andrea Fabbri Cossarini, Simone Febbo, Franco Franchi, Paolo Galletti, Rudi Ghedini, Antonio Ghibellini, Rossella Giordano, Daniela Guerra, Renato Lideo, Roberto Manaresi, Ugo Mazza, Angelo Michelucci, GianGuido Naldi, Romano Nascetti, Lorenzina Pagella, Nino Pizzimenti, Roberta Rendina, Patricia Tough, Marco Trotta, Paola Villano, Katia Zanotti.


 



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Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Giugno 2010 14:05